da Milano

La materia preferita dagli studenti? Il corteo. Traballano in latino, se la cavano così così in matematica. Ma in fatto di proteste, occupazioni, sit-in, picchetti, slogan con megafono e striscioni spray sono degli assi. Tanto che quest’anno si sono inventati pure una nuova declinazione della loro specialità: il corteo d’istituto, interno alla scuola. Ossia delle vere e proprie prove generali di manifestazione per arrivare preparati alla perfezione a quelle «ufficiali» di piazza. Anziché per strada sfilano per i corridoi e lungo le scale del liceo, ma per il resto è tutto uguale. Perfezionano i cori anti Gelmini, decidono le scritte da immortalare con le bombolette sui lenzuoli bianchi, pubblicizzano gli scioperi con gli amici meno interessati a scendere in piazza. E, durante la loro parata a scuola, bussano pure a tutte le porte chiuse delle aule, per mobilitare i compagni rimasti dietro ai banchi. Qualche professore interrompe la sua lezione, rassegnato, e lascia fare. Tanto, con il baccano e i megafoni a tutto spiano a pochi metri dalla cattedra, sarebbe impossibile continuare la spiegazione. Nessuno ascolterebbe una parola.
La nuova moda del «corteo interno» nasce a Milano, per regia del Coordinamento dei collettivi studenteschi. Ieri mattina lo hanno inaugurato l’itsos Stainer, l’artistico Boccioni e l’Università Statale, dove la «processione» di studenti ha sfilato tra i chiostri ed è arrivata fino alla mensa dell’ateneo.

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Ottobre 14, 2008

nostro inviato a BruxellesTre settimane fa, dopo che in Consiglio dei ministri aveva quasi annichilito i presenti dicendo senza peli sulla lingua «Ma vi rendete conto o no di quello che ci costerebbe? Quasi 170 miliardi di euro in 7 anni!», ad Andrea Ronchi fu affidata da Berlusconi quella che pareva una mission impossible: cercare una via d’uscita al pacchetto energia-ambiente, già bello e confezionato in quel di Bruxelles che all’Italia sarebbe costato una cifra, viste le innovazioni che comportava e la nostra assenza dal nucleare.Oggi, alla vigilia del Consiglio Europeo che dovrà esaminare e, se del caso, varare quel provvedimento, il giovane ministro dei Rapporti con la Ue non si pavoneggia certo ed anzi si dice «per niente tranquillo» sulle prospettive che incombono sul sistema industriale italiano, ma dai e dai, lo ammette alla fine che un cuneo l’ha piazzato là dove albergavano certezze ed assolutismo ambientale di stampo simil-khomeinista. «Non credo ci si possa limitare ad una battuta per nascondere le nostre preoccupazioni – osserva pensando forse a Barroso, che la settimana scorsa non era stato tenero con le modifiche reclamate dal nostro esecutivo -; la crisi finanziaria mi pare sia tutt’altro che a breve termine e insistere con propositi eccellenti dimenticando la realtà, spesso produce risultati disastrosi…».Ministro Ronchi, par di capire che lei speri ancora in una bocciatura sonora del pacchetto. O no?«Io non metto in discussione la formula 20-20-20, perché la salute del pianeta non può essere di parte e tantomeno di un governo.

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da CataniaPuntuali nelle consegne dei report, bravi a non accumulare troppi ritardi, moderatamente esperti nell’utilizzare la tecnologia e precisi nel compilare le schede richieste. Bastava possedere questi requisiti ai dirigenti del comune di Catania – 65 in tutto – e intascare puntualmente ogni anno, a dicembre, un premio produzione che variava dai 13 ai 17mila euro. Il 40 per cento del netto dello stipendio. Ammontano a tanto i premi per i dirigenti, due milioni di euro accantonati solo per il 2006 che hanno fatto gridare allo scandalo, proprio mentre i netturbini spargevano la spazzatura in piazza Duomo al culmine della protesta per il mancato pagamento di due mensilità dello stipendio. Uno scandalo che è costato l’incarico al capo del personale Carmelo Reale, e ha acceso i riflettori della magistratura che ha avviato un’inchiesta, affidata dal procuratore d’Agata al sostituto Alessandra Chiavegatti. Gli atti sequestrati dalla Guardia di finanza hanno portato alla ribalta i meccanismi con cui si assegnava denaro, forse con troppa disinvoltura, sotto formula di premi produzione al raggiungimento degli obiettivi. Un particolare però è subito saltato agli occhi degli investigatori delle Fiamme gialle: gli obiettivi raggiunti negli anni 2005 e 2006 sono stati assegnati d’ufficio perché gli amministratori non hanno fatto o hanno fatto solo a fine anno il piano di gestione, uno strumento che a gennaio fissa i criteri che devono essere seguiti.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=297625

Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice «non urli, non è mica la prima». Imparano a cantare piangendo, a suonare con un braccio che pesa come un macigno per la malattia, a sciare con le ossa rotte. Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città a piedi su e giù per gli autobus. Le donne hanno più confidenza col dolore. Del corpo, dell’anima. È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico, è una cosa che c’è e non c’è molto da discutere. ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. trasformare il dolore in forza. Ignorarlo, domarlo, metterlo da qualche parte perché lasci fiorire qualcosa. È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa. (…)«Le femmine servono ai cuccioli» dice il bambino seduto davanti alla tv, danno un documentario sugli animali. Poi ripete: «Lo sai mamma? Le femmine servono perché devono fare i cuccioli, i maschi da soli non li possono fare».Non c’è dubbio, i maschi da soli non possono. Però le femmine non «servono» solo a fare i cuccioli, penso di rispondere. Non dico niente, invece. Ci sono cose che non si spiegano con le parole.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79478