«L’Unione non ci può chiedere di uccidere l’industria italiana»
Ottobre 14, 2008
nostro inviato a BruxellesTre settimane fa, dopo che in Consiglio dei ministri aveva quasi annichilito i presenti dicendo senza peli sulla lingua «Ma vi rendete conto o no di quello che ci costerebbe? Quasi 170 miliardi di euro in 7 anni!», ad Andrea Ronchi fu affidata da Berlusconi quella che pareva una mission impossible: cercare una via d’uscita al pacchetto energia-ambiente, già bello e confezionato in quel di Bruxelles che all’Italia sarebbe costato una cifra, viste le innovazioni che comportava e la nostra assenza dal nucleare.Oggi, alla vigilia del Consiglio Europeo che dovrà esaminare e, se del caso, varare quel provvedimento, il giovane ministro dei Rapporti con la Ue non si pavoneggia certo ed anzi si dice «per niente tranquillo» sulle prospettive che incombono sul sistema industriale italiano, ma dai e dai, lo ammette alla fine che un cuneo l’ha piazzato là dove albergavano certezze ed assolutismo ambientale di stampo simil-khomeinista. «Non credo ci si possa limitare ad una battuta per nascondere le nostre preoccupazioni – osserva pensando forse a Barroso, che la settimana scorsa non era stato tenero con le modifiche reclamate dal nostro esecutivo -; la crisi finanziaria mi pare sia tutt’altro che a breve termine e insistere con propositi eccellenti dimenticando la realtà, spesso produce risultati disastrosi…».Ministro Ronchi, par di capire che lei speri ancora in una bocciatura sonora del pacchetto. O no?«Io non metto in discussione la formula 20-20-20, perché la salute del pianeta non può essere di parte e tantomeno di un governo.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=297907
Le ultime parole di padre Pio: «Mi stanno chiamando»
Settembre 18, 2008
Osvaldo OrlandiniDomenica 22 settembre era il culmine dei festeggiamenti. La Casa Sollievo della Sofferenza era stata addobbata con tante bandiere, sul piazzale campeggiava un grande palco sormontato da un’alta croce in legno. Le auto e i pullman erano ovunque e migliaia di persone si riversarono attorno al convento. (…) «Ma te la senti, Pio?», mormorò preoccupato padre Carmelo, perché era una funzione troppo faticosa. Ma padre Pio non badò alle sue parole; arrivò all’altare sulla sedia a rotelle e iniziò a officiare la funzione (…). Il suo volto era pallido, le mani tremanti, lo sguardo concentrato in una tensione sovrumana. (…).Lo portarono in cella e a metà mattina, con il volto pallido e sofferente, pregò i confratelli di aiutarlo. «Voglio affacciarmi alla finestra… E benedire i miei figli». «Padre, sono appena le dieci e mezzo. I fedeli vi aspettano per mezzogiorno…». «Ora, ora, lo farò ora…». (…) Il suo braccio si agitava ma il fazzoletto si muoveva poco. Non aveva più forze. (…). A mezzanotte, padre Pio mormorò: «Resta con me, figliolo». Padre Pellegrino si sedette accanto al letto, stringendogli una mano.«Che… Che ora è?», domandò padre Pio. «È mezzanotte, padre». Padre Pio strinse la mano di padre Pellegrino con forza (…). «Guagliò, che ora è?». «Mezzanotte e quattro, padre». Padre Pellegrino era sconcertato.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291312
Perde 100mila euro e glieli riconsegnano
Luglio 13, 2008
Se si fosse trattato di un film, il dipendente dell’autogrill che venerdì sera ha trovato, abbandonato su una sedia del ristorante, uno zaino con dentro 100mila euro, ora avrebbe già iniziato una nuova vita. Ma nella realtà andata in scena ieri nell’autogrill di Secchia ovest, lungo la carreggiata sud dell’Autosole, l’onestissimo lavoratore non ha tenuto per sé il malloppo, e l’ha restituito al legittimo proprietario. Così, ringraziando di non vivere nella sceneggiatura di una commedia brillante hollywoodiana, un distratto quanto fortunato imprenditore marchigiano ieri mattina si è visto riconsegnare lo zaino e tutto il suo prezioso contenuto.Possiamo solo immaginare il sollievo dell’uomo d’affari quando ieri mattina presto la Polizia stradale lo ha contattato per dirgli: «Abbiamo trovato il suo zaino, passa a prenderlo?». Infatti la fortuna dell’imprenditore, oltre a quella di aver incontrato il lavoratore dipendente più onesto d’Italia, è stata quella di aver dimenticato all’interno dello zainetto, oltre ai 200 milioni di vecchie lire, anche i documenti. Così, quando il direttore dell’area di servizio ha avvertito le forze dell’ordine, agli agenti è bastato aprire la carta d’identità per dare un nome allo sbadato da record, che aveva avuto per lo meno l’accortezza di contattare telefonicamente il locale, per avvertire di aver smarrito tra un camogli e una birra media il suo importantissimo bagaglio.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=275714