Gerusalemme – Se le sono suonate di santa ragione. Come sempre quando il ring è il Santo Sepolcro e a darsele arrivano bande di monaci scalmanati. Va così da secoli, da quando 1300 anni fa, cattolici e siro-ortodossi, copti ed etiopi, armeni e greco-ortodossi iniziarono a bastonarsi per il controllo di tabernacoli, colonne, e sagrestie disseminati tra il marmo del Santo Sepolcro e l’altare del Golgota. Ieri l’immortale zuffa si è riaccesa. La data era di quelle fatidiche. Alla chiesa del Santo Sepolcro gli armeni celebravano il 400º anniversario del ritrovamento della Croce di Gesù Cristo e, come sempre da 400 anni, gli altri «fratelli» eran già in trincea.

Per evitar botte da orbi in quella penombra di archi, scalinate, e colonne bisognava interpretare le antiche regole, decidere chi passava, dove andava, cosa celebrava, quando sfilava. Quattro anni fa, a scatenar la rissa era bastata una porta lasciata spalancata da un frate francescano. Stavolta la fatidica scintilla scaturisce dall’edicola alle spalle della tomba di Gesù, simbolica roccaforte dei greco ortodossi. I barbuti monaci armeni avvolti nei manti rosa e vermigli son già pronti a sfilare, quando un corvino frate ortodosso blocca la processione. Lì all’edicola non c’è neppure uno di loro e gli armeni devono dunque aspettare. La confraternita greca teme il colpo di mano, una repentina e ben orchestrata occupazione capace di strapparle il controllo di quel chiostro appollaiato sopra il Santissimo Sepolcro.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=304909

Una manifestazione di protesta, con danneggiamento delle strutture, è avvenuta mercoledì notte nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Elmas. Ad attuarla un folto gruppo di migranti tenuti a bada da Polizia e Carabinieri intervenuti in tenuta antisommossa. La situazione è ora tornata alla normalità e sono in corso verifiche e accertamenti per chiarire le esatte circostanze che hanno portato all’azione di protesa alla quale non hanno partecipato – ha sottolineato il prefetto di Cagliari, Salvatore Gullotta – gli immigrati che hanno chiesto asilo politico. La manifestazione di protesta, iniziata durante la notte poco prima dell’una, è durata sino alle 3 e grazie all’intervento di carabinieri e polizia la situazione è tornata alla normalità verso le 5. Il secondo piano del Cpa di Elmas, che ospitava 87 clandestini algerini, è inagibile: sono state infrante le finestre, i tavoli, le porte, lanciati nel vuoto i materassi, devastata l’infermeria dalla quale sono stati portati via strumenti e farmaci. Il Cpa di Elmas è un Centro di prima accoglienza e di ristoro per i clandestini, ma poi questi devono essere trasferiti nella penisola, ed è quello che hanno chiesto con la protesta di mercoledì notte gli algerini che non vogliono restare, se non per pochi giorni, in Sardegna. Fra i manifestanti non si segnalano feriti nè sono stati presi provvedimenti nei loro confronti per i danni. Polizia e carabinieri solo dopo la visione dei filmati delle telecamere decideranno eventuali azioni giudiziarie.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79096